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La strada si restringe in questo preciso punto.
Io non conosco le dita contratte che attraversano il
mio cammino, né i sospiri che ne provengono dal ciglio.
Sento l’arsura di quelle labbra sul mio tragitto, e
ne posso sentire il passaggio del tempo, inclemente,
sulle loro ferite infettate.
Sul mio torace, il loro alitare alterato da creanza
e finzione crea in piccole quantità circoli
imperfetti.
Unico scrupolo che tu, radice del mio tempo,
giustifichi tanto impeto e tanto amore.
La strada si restringe in questo preciso punto.
Io non conosco gli sguardi che spiano il mio cammino
e né quelle lacrime di maleducazione.
Nondimeno, quelle grida che imprecano ai cani che
guaiscono per tanta indolenza e canicola. Sento le
vostre vite finite, ancor prima della sanzione
erogata dal tempo inflessibile, e ne posso sentire
scabro il cuore che sussulta e smarrisce le speranze
di tanto miasma . Tanfo appuntito dentro il cuore di
chi vi abbraccia, ciononostante, dalla vostra presenza distratta.
Chinarsi o strapparsi l’anima svestita e scagliarla
lontana.
Imperdonabile soliloquio d’un teatrante, la cui
anima vola.
Innalzarmi su quelle vite e lasciare nell’oblio
l’odio e trovarne solo amore.
Salgo con fatica la scala della nuova esistenza.
I glicini e l’edera, hanno lasciato posto a cataste
di rovine che s’ergono sulle mie mani, straripando
da esse gocce di veemenza che sovrane erano la mia
speranza ... Oramai innegabilmente sopita.
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