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elicata marea d’onde s’infrange tra le mie dita, e
rena, la più sottile, la più delicata, si pone tra
loro e te. Navigano come dieci navi in direzione
sconosciuta, sospinte dai venti di maestrale e di
levante alle carene. D'esse, nessuna vela è chiusa.
è naufragio il mio limpido osservarti ritta e
sicura... Non scoperto, inebriato, te, osservo
mentre comandi dalla prua della mia nave più vicina.
Mentre obbedisci dalla prora della mia nave più
lontana... Di là dall’intenzione, improvviso, come
insorto e sovversivo s’erge il mare, alzandoti verso
il cielo, mentre le tue braccia s’allungano nel
volo.
E lì mi vedo dentro i tuoi occhi, che sono specchi
d'acqua tersa, così esigui e così immensi. Posti, i
tuoi fianchi, celati tra mondi nei quali scoprirti
la più luminosa; in questo viaggio ove l’orizzonte,
già di per sé ameno, diviene così fulgente.
Ebbro… Di costa in costa m’avvicino e mi discosto,
poi improvvise, simultaneamente, piegano nuovamente
rotta le mie navi. I venti svaniti ricolmano le
brocche traboccanti e ordinate... Nelle stive, il
laudano rimuta in perle di madore.
Infine, nelle tue acque senza porti, divieni
mutaforme… Di sidro s’asciugan le bocche, e, navi
orfane consapevoli attutiscono la smisurata sirte.
Ciò che è nella mia memoria sono le tue acque
limpide e serene, ove poter aspergere senza confini,
ove poter sognare senza misure.
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