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racconterò il sogno che farò domani...
Vagavo a piedi nudi e doloranti, senza meta alcuna,
quando al giungere di figura femminile dal tortuoso
sentiero di montagna proveniente, la cui età non
conoscevo (tutt'ora non conosco), sfinito, decisi di
sostare.
Così feci sedendomi sull'erba fresca posta al ciglio
della strada. Al suo passare, incuriosito,
fugacemente la osservai... I suoi abiti odoravano di
resina dei boschi e i suoi capelli, raccolti con
molta devozione, erano nascosti da stoffe colorate
che apparivan calde (le stesse della mia
composizione).
Dopo che, lentamente, m'oltrepassò, sentii alla nuca
un dolore vivo e voltando il capo, m'accorsi che tra
le mie dita (ch'io recai a difesa) trovò dimora un
falco romito (questo stranamente in pianto).
Non comprendevo se il fluido che sfioravo era
sangue, pianto o altro... Cercai consolazione
voltando il viso verso l'orizzonte, ma solo il nulla
v'abitava. Una fitta lancinante alla mia tempia, e
poi al cuore; fu così, fu così ch'io la vidi. Tesi
le braccia verso la sua figura e il nulla
s'impadronì nuovamente del presente.
I miei piedi, ferite aperte sulla terra, baciavano
le zolle lasciando scivolare in esse, in quel greto
fatto veto, ciò che rimaneva della mia misericordia.
Lì giunse la mia morte, caddi sfinito per ritrovarmi
sulla perpendicolare del mio perire. Chinata,
l'Anima mia, genuflessa sui canapi di quell'ora
fatta silenzio attendeva la risacca eterea.
Ora... Il mio cuore si risveglia alla evidente e
comune vita.
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