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sei parsa la viaggiatrice perfetta, quando ti vidi accanto
agli steli d'acciaio di quella stazione ricolma.
Colei che ognuno vorrebbe come conoscente, nel
delicato tratto di strada che a noi, in questo
tempo, ancora rimane.
Attenta osservavi i colori, passando le delicate
dita, come su tela della mia voce, su manufatti, a
noi, ancora sconosciuti. Rapita e predatrice, occhi
di bosco in lago d'azzurro... Restavi assorta e
composta d'innanzi a chi era solo di passaggio, a
colui il quale, tu unica essenza, nel tempo, definisti una
"cosa rara". Le tue labbra, seppur tacite,
recitavano parole che ancor ora
m'accompagnano.
Basta chiudere gli occhi e poiché così nessun luogo é
disgiunto, ti vedo nuovamente con me in portici di
luce, in vento caldo d'ottobre, in chiese
consacrate, nelle acque dei mulini; e, lì ti bacio il
corpo e il cuore dando conforto alla mia Anima che
vaga tuttora nei mercati d'Odiglia.
T'accompagnai al treno senza afflizione, poiché
legittimavo quella che sarebbe divenuta la tua
richiesta; ciò nondimeno e unicamente per attenderti
nella mia prossima esistenza... Già t'incontrai
carta ed io ero penna. Se domani sarai mano io sarò
dita, se sarai lingua io sarò voce e se sarai me...
Indubitabilmente sarò te.
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