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al
mio luogo, osservo giungere d'alture lontane i
Mercanti d'Odiglia. Non è una circostanza nuova, ma
non riesco a distogliere lo sguardo da quella
fanciulla bruna che, in catene, canta al mio cuore
una nenia soave.
Giunta vicina a ove io dimoro ne posso distinguere
la pelle ambrata, la bocca carnosa, il corpo
avvenente e il profumo della sua Anima che terge
l'aria ch'io respiro ubriacandomi di gioia.
Se fossi il padrone del tempo, coglierei come spezie
provenienti da mondi lontani i tuoi ricordi d'ieri,
proteggendoli dall'incuria dell'istante con tessuti
pregiati dalle tinte più calde e sarei fiero
d'averli come mie memorie.
Mi sveglierei cospargendo del deserto i sentieri, lì
vagherei tra le dune sinuose rigate dal vento
dell'ovest, liberandone i semi e passo dopo passo
irrigherei con l'acqua dell'oasi d'Odiglia, le
pianure di sabbia utilizzando gl'incavi delle mie
sole mani.
Alla sera cercherei con animo pago il punto più alto
del mio cuore, per osservarne, di questo suolo, il
rigoglio di fiori e piante che nessun uomo non ha
mai veduto in alcun luogo di questa terra.
Se fossi padrone del tempo, desidererei come
delicate essenze provenienti da mondi lontani i tuoi
giorni d'oggi, proteggendoli sia dalla luce pungente
sia dall'ombra tediosa. Agli orli della Città d'Odiglia,
lontano da occhi curiosi, mi porrei controvento ed
ebbro del tuo profumo cospargerei la mia pelle nuda
con calma... Li vagherei come un folle amandoti,
sino a stremare il mio passo e non appagato mi
lascerei inondare le narici rotolando nella terra,
chiamandoti a voce profonda; le mie gambe, in
quella pazzia delicata, diverrebbero salde radici e
di te il nuovo mondo, con visi trasfigurati, si
narrerebbe.
Se fossi il padrone del tempo, vorrei come destrieri
i tuoi giorni di domani, quattrocentonovanta bianchi
cavalli che procedono a settentrione d'Odiglia... Li
guiderei nei pascoli più ricchi e copiosi, dove una
volta giunti altrettanti corvini corsieri
emetterebbero un nitrito talmente gioioso che
zittirebbe per un attimo il resto del mondo; fin
tanto che, finalmente liberi, si perderebbero in
estremi orizzonti per ritrovarsi, infine, ribelli ed
imbattuti.
Ma chi ti scorta in catene al mercato, non scrutando
il mio cuore, alla mia domanda di liberarti dal
vincolo, da quel legame, ha chiesto come compenso,
sapendo in anticipo che io non posseggo tale moneta,
otto frammenti di luna e dieci di sole.
Riprendendo il percorso, trascinandoti al suolo,
hanno canzonato la mia domanda e li ho sentiti
deridere il mio avvilimento... D'una cosa però non
hanno tenuto conto... Che questa notte, io, a loro,
per sempre, ti ruberò!
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