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accolgo
in piedi, anche se somiglio assente, come si conviene con gli Amici che non si
vedono da tempo, onorandomi della tua presenza... A
te lascio in dono le cose, a me, preziose, affinché tu riesca
meglio a definire gli "oggetti" stipati nell'arco
di molti anni, alla rinfusa, in questa casa.
Non
importa chi tu sei, né quale sia la tua provenienza;
guardati attorno, benché a fioco lume, ti riservo il
posto che compete alle persone care. Oggi
tutto ciò che possiedo è tuo e la mia soglia può
essere varcata dal tuo
incedere di viaggiator
curioso.
I miei beni sono sparsi volutamente senza alcun riferimento,
cosicché io non sappia né i
nomi, né il tempo e né le stagioni che più non
m'appartengono.
Sii Regina tra le Regine e Re tra i Re, poniti in pacata quiete, poiché tra queste mura
appartieni alla "Città d'Odiglia".
Se troverai qualcosa che ben si presta al tuo
bisogno, riponila tranquillamente sui palmi delle
mani, poiché già t'appartiene. Se nell'affrontar
del viaggio, il tuo cuore avrà spazio anche per le
mie emozioni mi saprai felice; ma nell'andartene,
ricordati di non dare eccessivo peso a queste
mie "parole", perché, come ben sai: le parole sono
solo espressioni del momento, i gesti manifestazioni
del cuore, le azioni rivelazioni dell'Anima.
Ho lasciato in vista questo scritto affinché tu
possa leggerlo per primo. Potrai così trarne
indicazioni sui confini d'Odiglia, la Città; se
osservati con attenzione t'indicheranno come
aggirarti all'interno, sul suo suolo:
«Di
chi ho già incontrato, ad ogni sussulto ne osservo il
portamento e nel mio trasalimento, d'alcuni, scruto il
loro spostamento verso il bordo di questa estensione,
divenuto confine certo del mio concetto; d'altri
prevedendone la sorte ne misconosco l'orma e d'altri
ancora appuro il mutamento, poiché nati dal grembo
d'unica madre, percependo il loro trasformarsi nella
misericordia e nella saggezza del mondo».
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