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poche notti barattasti la tua armatura di Luce, scambiandola con
miseri stracci. Tutt'intorno era energia nella quale convogliava l'animo
del
«Buon
Guerriero».
Essa, era il muto linguaggio degli Angeli che
parlava a te e per te. Eri faro posto sulle
scogliere irte. Conforto per il nostro e il loro
ignoto.
Già da fin allora libero, ti volesti sciogliere,
innanzi a tutti, da catene che forgiasti con i sogni
degli sciocchi. T'ammantasti di certezze che non
avevano radici, poiché verso alcun confine l'animo
mio tendeva.
M'auspico che ci fu un saggio che t'alitò sul
cuore, desideroso d'adagiarti tra i denti le
parole. M'auguro che ci fu un mago che ti stregò la spada
ed in unica stoccata ci penetrò sia spirito sia
carni.
Recitasti il tuo congedo, quale mediocre tra i
teatranti fingendo che le parole sgorgassero dal
cuore. Esibisti le ferite inflitteti, quali segni
di determinazione. Cercasti conforto
tra i discenti, appropriandoti, con esule consenso, delle insegne della
Sala. Avutele, le tramutasti in vuoto, divenisti l'insegnante di
nessuno.
Spero tanto che fu una strega a tramutare la
solitaria fiera in cagna; oppure un momento di
pazzia, che trasfigurò il misericordioso angelo in
delatore nella notte.
Volesti divenire
«Dio di te stesso» per
contrastare la forza del mio essere, che oggi sai,
pur è niente. Coloro che tra
i tanti amavo, hanno selezionato un'altra sorte...
Questo ti dimostra che eri dei due, fin d'allora, il
più capace, il più suadente.
Ma se contrariamente, nel tuo percorso, non incontrasti saggi, maghi o
streghe... Se l'angelo di luce
divenne solo per vantaggio fosco... Oh, se ancor sei
in tempo, salvati!
L'eternità, sappilo, è un tempo senza fine.
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