|

nasci in me come resina nell'incavo, che tutto copre
e nulla cela. Passione disperata. Amore mio, lontano
lontano.
A chicchessia, se valente, occorreranno altre
innumerevoli ore per ricordare gli aliti di quel
vento, le sagrestie del nostri cuori, le
ali sconsideratamente gualcite e in quel luogo di
tregua, definitivamente smarrite.
Tu fosti Regina: sagoma scura di meridiana su di un
promontorio; penisola rigogliosa e consolante; monti di follia sovrastanti
valli di discernimento; miti fiumi di coscienza che
confluivano in violenti e temuti oceani d’indifferenza. Nel labile tempo,
vagai seguendoti, osservando i flussi del
vento e delle maree gli ipnotici moti, e per non smarrirti, sia le
diafane tracce sia il loro delicato mutamento.
Instancabile mi recai sino alle torri,
visitando con cautela le distanze, i
luminosi orizzonti. La verità ha sostato ed è rimasta
immobile, eppur solo io conosco il vero… Ci fu
un tempo che in essa disciogliemmo gli sguardi
prudenti, cogliendo effluvi d’oltre mare, le cui
fragranze, dapprima impalpabili si sparsero e
s'effusero ai limiti del nostro cuore… Sino ad
arrestarlo… Sino ad incendiarlo.
Ci derubarono le delicate eucaristie, le scie distinte,
le carezze
laviche,
Tutto tramutò in velari che si ridussero in
brandelli ad ogni mio passare.
Inoltre, quantunque innocente fu il tuo
discernimento, rea, il cuor levasti privandomi del modulato
timbro e del lieve canto.
In seguito volgesti verso il basso, omofone, candide
le ali, indulgendo, si suppone, al loro olocausto.
Punto terminale. Facesti combaciar
le dita ed arginasti, delle maree, le acque tutte. Né alcuna gioia, né alcun dolore. I sogni impervi, a conti fatti,
s'annientarono d'unico accordo. Noi siamo i bianchi dadi della nostra sorte, siamo
dell’indifferenza il muto dolore. Barattammo i
nostri
trasalimenti coll’immota resina che dà l'impressione
di stillar vitale, ma è solo insidia per gli
abitanti di quel bosco.
Facemmo, per mestizia, diserzioni di rotte… Cuori scevri
d’intenzioni, Anime disperse in limo d'occasioni.
|