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Il tempo è trascorso. Io non provo nulla. Non sono
nulla. So solo che sono in pace. Non mi manchi e non
mi sei mancato. Ho deciso di non prendere nessuna
decisione. Voglio stare bene con me stessa. Anche
solo... Non pensare a nulla. Per assurdo mi sento in
una situazione d'equilibrio; certo non è quello che
voglio, quello che ho sempre desiderato. Però visto
che i desideri sono solo sogni che non s'avverano
mai, voglio pensare che ci possano essere altre
forme di vita. Quindi visto che non so ancora
"ascoltare" incomincerò con lo stare in silenzio, in
assoluta tranquillità. Lascio che i pensieri,
semplicemente, se ne vadano. Chissà se mi perderò in
questo vuoto oppure se riuscirò a lasciarmi
veramente alle spalle tutto ciò che non m'importa
veramente. Non ho fretta. Non ho bisogni. Non voglio
niente. Non voglio niente di tutto ciò che è sempre
stato. Io non mi fido ancora di te, anche se t'amo
nello stesso momento. Il cuore segue una strada e
ogni tanto la perde...
Nel mio percorso ho imparato a conoscermi meglio e i
fili di quei gomitoli, come per incanto, si sono
sbrogliati, donando nuova luce e il giusto senso
delle cose... Cento sentieri divergenti, a poco a
poco, sono divenuti "Strada Maestra" ed il passo ha
iniziato a camminare certo. Noi Angeli all'inferno
in questi cieli tersi così diversi, per sempre soli,
per sempre persi, abbiamo ritrovato "L'esercito dei
Re"; con esso il canto del nuovo giorno all'aria,
tra lo splendere, al fioco lume, dei ricordi e il
brillare viscerale della speranza.
Un esercito di re? Perché io? Perché tra tanti hai
scelto me? Tu mi hai dato più di quanto io non abbia
dato a te... Non riesco a capire! Cosa ti spinge
verso di me? Mi parli con dolcezza, ma io so che
nessuno da niente per niente e questo mi confonde...
Tu non chiedi, non cerchi, non vuoi nulla. Voglio
andare avanti a scoprire la vita.
Spontanea alle tue labbra la domanda del "perché"
trasale e in tanto mare, in tanta acqua, ne perdi
infine lineare logica. Tua unica vela da inseguire,
unica esistenza da scoprire... Confusa e frastornata
di tanto amore mai donato e domandato.
Ma come parli? Cosa vuoi che io faccia? Io vago
in un apparire che non è mai il mio vero essere. Non
voglio far vedere nulla di me a chi solo sa
giudicare senza saper ascoltare. Mi proteggo spesso
escludendomi da tutto. Erigendo barriere dove tutti
possono abbattersi senza scalfirmi minimamente. A
furia di resistere a tutto mi sento persa, mina
vagante senza meta, chissà... Forse alla deriva.
Unico scopo non esistere, non apparire, non essere.
Chiusa in una corteccia. Voglio stare in pace.
Voglio silenzio. Voglio ritrovare il senso della
libertà. Voglio ritrovare il senso dell'entusiasmo
per qualsiasi cosa che mi venga in mente. Voglio
fare quello che credo. Voglio camminare con le mie
gambe. Voglio sorridere. Voglio essere libera
d'amare. Voglio dare un senso a ciò che per me ha
senso.
Quale emozione si dona ai compagni di un lungo
viaggio casuale? Quale sensazione apre il nostro
cuore, offrendoci senza protezione o tutela? Quale
commozione lascia che le nostre ali s'aprano ai
venti contrari, in modo da sostenerne l'altrimenti
impossibile volo, nascondendoci per un breve periodo
al dubbioso "Quale traguardo?" Interrogati... Quale
natura alloggia in tale sentimento? Quali confini
definiscono il lento naufragare delle imbarcazioni a
noi affidate, al limite di quella plaga denominata
"Lago degli specchi".
Lago degli specchi? Usi strane metafore ma non
voglio che tu me ne spieghi il significato... Sento
che devo capire senza nessun aiuto da parte tua.
Ecco, questa è la chiave! Ma è così difficile!
Purtroppo io dubito ancora che tu possa farmi del
male. Scusami per questo, ma la mia diffidenza mi
porta a difendermi da tutto e da tutti.
A volte ti "avverto" che come marinaia scruti il
mare per capirne mutamento e andamento, immergendo
il tuo sguardo al bordo di questa estensione salace,
percependone così le maree e intuisci uno strano
abbandono galleggiare sulle sue acque. La vela
apparentemente audace e amica si gonfia in quel
confine, e stupisce i tuoi pensieri se fluttua
improvvisa verso altre direzioni, sentendoti
disattesa... Ma ecco che improvvisa la prua dirige
esattamente là dove tu credevi e la tua mente
rimprovera la cecità del tuo occhio; ancora fiduciosa
delle tue intenzioni, attimo dopo non distingui
chiglia dalla prora, prora dalla prua e l'orizzonte
s'interseca con altri lidi, senza il disappunto di
chi t'osserva.
Vorrei abbandonarmi alle tue parole ma non riesco e
questo m'addolora, Questa notte sei stato presente
nei miei sogni, non so cosa ho sognato ma sono
sicura che tu c'eri... Potevo sentire la tua presenza
tranquilla che vegliava su di me. Una parte di me
sognava e l'altra usciva dal sogno, poteva stare a
metà tra sogno stesso. La tua presenza parallela era semplicemente vicina a me, intorno a me...
Lembi che arpionano le nostre anime, rendendole così
gracili nel trascorrere del momento. O il mai
smarrirsi, seppure in correnti che non danno respiro,
in cui i margini di terra sono: affanno e
disperazione; quiete e consolazione.
Ti prego usa un linguaggio più comprensibile.
Prova
a descrivere la luce, o accenna tra i colori l'indaco,
a chi oscura inconsapevole, da sempre, la sua vista.
Tra le parole più belle potute affiorare alle tue labbra, non una
pareggerà il soggetto, non una servirà alla
conoscenza, non una appagherà il suo sorriso.
A volte vorrei non averti mai incontrato! A volte
vorrei averti incontrato molto tempo fa... Cosa devo
fare? Cosa devo dire? Sento che parte di questo
mondo mi riguarda, ma non so quali passi fare.
Al
calore di questo sole, lascia che il dormiente,
lentamente si risvegli e fai che sia lui a decidere,
o meno, se porgere al mondo la pupilla. A te inonderà
il cuore, a poco a poco, penetrandoti con la sua
consolazione. Alzando venti e onde vai vedute prima,
favorevole al ritorno e alla restituzione del luogo
" delmaidisperatoamore"
Mai
disperato amore?
Per le mie risposte occorre ricordare e sarà come
aprire una porta che inoltrerà a divergenti
confini illimitati, ove fili d'un gomitolo
s'intersecano con molti altri.
è
più forte di me ho paura di soffrire! Ti ho messo
alla prova per capire esattamente cosa cerchi. Dove
vuoi arrivare! Non so se essere... Non vorrei
improvvisamente ritornare a conoscere il dolore di
chi s'abbandona.
Il
dolore e la gioia sospirano in cima a quel muretto
crepato dal tempo, dalle cui lesioni s'intravede
l'anima che celiamo; ma siamo pronti a discenderne al cenno del guardiano,
il cui viso è costituito da creste di vetro aguzzo e
frastagliato, pericoloso e cortese. Labirinto, il
nostro, in cui mai vorrei rinoltrarmi avendone trovata
l'uscita. Il dedalo mi si ripresenta e il mio cuore sussulta
accettandone nuovamente la prova.
Ma sei sicuro che io sia all'altezza
di ciò che tu
pretendi? Cosa ti fa pensare di potermi dare ciò che
prometti? Già... Ma tu non hai mai promesso nulla!
Solo
a pochi è concesso di capire il senso delle cose,
perché essi non attingono dal mare da cui noi proveniamo.
In altre parole, se per te è facile comprendere
l'emozione, poiché questa è la tua natura, altri non
leggerebbero altro che parole ordinate, astruse e
impenetrabili. Non precederti, ma seguirti. Non
parlarti, ma ascoltarti.
Vorrei capire! Esattamente cosa vuoi da me?
Per non disorientarmi cercherò di non rispondere
all'eco, ma d'individuare la voce, per dirigermi con
sicurezza alla fonte. Così che, attraverso la
conoscenza, il mio pensiero possa essere manifestato
senza essere equivocato e soppesato... Che la nostra
Anima, infine, trovi alimento e ristoro in altre
Anime, dalla cui presenza non proviene alcuna
minaccia. Tutto ciò ci permette di vivere in quella
"pacata quiete", riparati dai venti e dalle
tempeste, da poterne misurare il tempo sia del cielo
sia della terra.
Vorrei abbandonarmi. Vorrei, veramente, far parte di
te.
Con chiunque tu creda, porgi massima attenzione
prima d'aprire le porte che conducono al tuo cuore,
poiché il malvagio usa le stesse parole del
benevolo... Se non più prolisse.
è
facile confondere. Ma se decidi di farlo, con la
saggezza di chi intuisce, abbandonati e affidati
paga di tanta veemenza, di tanta passione. In quel
gesto, l'importanza delle cose complementari
finisce. Pensieri, parole e volti, sono abbandonati
ad ogni nostra entrata, felici di raccoglierne tanto
sostentamento. Canto del cielo tra le tue dita.
Amore prezioso.
Tu dici " Amore prezioso". Ma dimmi... Se io
rifiutassi d'abbandonarmi ti perderei? Sento che
sarà cosi!
In questo mare scorgo lontani orizzonti e il
fluttuare lento e pacato delle onde inquieta l'anima
mia, riportandomi a ciò che io sono " Viandante". Io
viaggio di costa in costa, di plaga in plaga,
rivolgendo lo sguardo ai tanti approdi che smarriti
s'intrecciano. Io viaggio senza bagagli, d'anima in
anima e affondo le mie mani tra onde, percependone,
tra gocce salaci, il naufragare del tempo. In questa
antica clessidra composta, addormento il mio corpo
tra corde di canapa, inchinandomi al vento che
sospinge lontani; inchinandomi al tempo che richiede
clemenza... Vedendo l'abbandono che m'aspetta in
quest'oceano di mani.
Sento la tua tristezza. Non voglio sentirmi in
colpa! Io non ho colpe per la tua sofferenza.
Non è sofferenza... Il mio sguardo ha solo una gran
voglia di pioggia e nembi di suoni mi gonfiano il
cuore, alzandosi nel silenzio, ergendosi in consueto
abbandono. In questo mare di dimenticanza, cielo
capovolto, assurgiamo divenendo neve per chi non ha
più mani.
Non capisco! Non capisco niente di ciò che dici! Ma
non vorrei... Non voglio deluderti.
La brezza che mi riporta in questo luogo mi oramai
famigliare e tra rovi m'arriva il tuo odore,
puntuale, acre e veemente. Sorrido mentre sollevo il
mio braccio poiché riconosco che a ciò non esiste
difesa.
Ti prego, fammi capire. Non voglio soffrire ma non
voglio neppure perderti. Fammi capire! Se
m'abbandono a ciò che dici, a questo tuo mondo, cosa
mi succederà? Cosa sarà di noi? M'amerai come io
credo?
Implode il mio sentire, nel vivere
quest’attimo. Io non ti parlerò al presente né al
passato, ma con convinzione assoluta ti parlerò al
futuro… Io ti sarò accanto. Per altri
comprendere, occorrerebbe che ne respirassero il
senso. Congiunzione d’Anime e di pensiero… Sentire
che sempre e comunque in ogni gesto non vi è nulla
d’occultabile o di occultato; il sentimento che
traspare è quella forza inalterabile d’ambire
all’Amore nella sua forma più completa.
Concedere per offrire senza nulla chiedere,
ignorandone il risultato ma non le conseguenze
dell’atto.
Amare, percependone appieno l’astrattezza, poiché
noi non possiamo Amare seguendone i limiti o confini
precostituiti da altri, coloro i quali non attingono
al mare da dove noi proveniamo.
Il potere Amare senza trovarsi, senza conoscere né
riconoscere, affidarsi senza condizioni… Sentimento
complesso e delicato, eppure semplice e tenace.
Cerco di spiegarmi al vento come vela… Mente,
Spirito e Anima s’inoltrano verso luoghi conosciuti,
atti già abitati o tuguri freddi ove, in secca, la
mia nave stupita s’arena.
Il più delle volte confondo con parole la sua
naturalezza, per ritrovarmi a ferire ed esserne
ferito così in profondità, oltre ogni immaginazione
possibile.
Luce che si piega accogliendo la mia mente,
innalzandola sul “Lago degli specchi” ove il mio
corpo riposa e la mia Anima aleggia… Alito di futuro
che è già trascorso.
Mi chiedo se è giusto e come rivelare, insegnare o
indicare quali sono i mattoni gialli da seguire,
sino a poterne, giunti, richiedere chiarezza e
perspicuità.
Ognuno avrà il suo sentiero, differente dal mio, il
quale conduce allo stesso luogo ove esiste solo
“Amore”… Mai disperato amore.
E’ come trovarsi in un dedalo conosciuto, ove tutto
appare semplice, quasi scontato… Ma tratti di esso
appaiono inspiegabilmente estranei e a volte colmi
d’angoscia.
La ragione? Il non potersi elevare, poiché non
detentori assoluti di quella verità che è fonte di
vita.
Ritrovarti “ Essenza” è la strada più amica che tu
possa percorrere in quel mondo che ti porta alla
cercata “riviviscenza”.
Un segreto che nessuno ti potrà svelare, poiché
frutto di una combinazione di cui solo tu né
possiedi la chiave.
Porta e soglia, che è in quel cammino fatto di
semplicità d’azione e di pensiero.
Supporre che altri né conoscano il frutto è
equivocare l’intenzione: dare per dare mai per
avere, svuotare la stanza che ti circonda e limita
per dedicarti alla ricerca del presentire.
Attraverso l’esplorazione psicofisica della tua
Anima, costante, quotidiana, senza mai timore
d’errare nell’ascoltare il cuore…
è solo in essa che
troverai la forza risolutrice.
Tenderti la mano ma non portarti in salvo, questo è
ciò che a noi è consentito influire.
Oltre i cancelli del nostro cuore, per coloro che
inconsapevoli di questo universo, osservano… Tutto
il mondo va à fuoco. nel silenzio la tua mano s'erge
e dita tracciano perimetri di soglia invisibile,
oltre la quale il tuo passo non è solo. Non occorre
scorgere per riconoscere. A poco a poco nuovi passi
sulla veduta e riconosciuta terra. Unisono d'intenti
apprendendo le cose che contano.
Non credere, anche solo per un momento, non credere
che sia frutto della casualità ciò che si è
verificato e che accadrà, poiché la tua
determinazione è grande.
Devi solo impedire che ciò che tu cerchi sia frutto
del tuo riflesso, della tua natura, del bisogno di
non sentirti sola.
Se così fosse il tuo fraintendimento potrebbe
ferirti molto di più di quanto tu abbia sino ad ora
sofferto.
Sento che ti perderò se non m'abbandono. Non farlo!
Ti chiedo solo di non farlo. Ti chiedo solo di
dedicarmi parte del tuo tempo, di starmi vicino.
Ricorda... Non occorre scorgere per
riconoscere. Il lago degli specchi da sempre ci
attende per accogliere le nostre Anime, fino a che,
rincuorate, non s'alzino in volo.
Osservo il tuo volto ma non riesco a capire le tue
parole. Ho la sensazione che tra esse molte parlano
di me e per me, ma è come se giungessero da un
confine lontano.
Poiché fermi il tuo sguardo agli
zigomi del mio volto, tutto scompare. A quali
confini ti riferisci se non quelli che già conosci.
Non concentrarti sulle mie parole ma ascolta i miei
silenzi.
Metafore! Mi perdo in queste metafore, vorrei tanto
che m'indicassi la porta che conduce al tuo cuore.
Vorrei capirti come capisco l'andamento semplice
dell'acqua di fiume verso il mare. Mi piacerebbe che
il tuo linguaggio fosse più semplice.
Tu osservi l'acqua e ne trai riferimento preciso, la
vedi ora impetuosa, dipoi calma; il suo spostarsi,
argentata, tra argini definiti ti rassicura.
Addormenta lo sguardo su quel limite, ne vedrai
improvvisamente il letto, la sabbia, i pesci e le
acque tutte che vagano calme in altre direzioni...
Semplicemente stesso fiume ma diversa concezione.
Sembri
un maestro! Ma perché sorridi?
Perché io sono il tuo allievo più incolto. Amo
osservarti mentre la tua mente valica il mio cielo,
e da questo tuo planare, nuovamente apprendo e
assorbo la tua intuizione.
Non ti prendi ora forse gioco di me? Cosa posso
insegnarti io?
Quando imparerò, se sarai ancora su questo suolo, mi
rivolgerò a te e alle tue mani consegnerò come dono
il mio nuovo assorbimento.
No! Non credo che ci sia ironia nelle tue parole.
Sento la sincerità in ciò che dici... Ma io continuo
a non comprenderti!
Eppure stai già indicandomi la direzione del tuo
cuore.
E la prima volta che incontro una persona come te.
Nondimeno è un esercito di Re.
Mi disorienti... Ciò che più mi piace è la calma che
trasmetti. Ho la sensazione d'essere importante. Mi
piace sentirmi al centro delle tue attenzioni...
Amata! Pochi l'hanno saputo fare. A cosa ci porterà
tutto questo?
Quando comprenderai... Eternamente in quel suolo,
mai dimenticati.
Infine?
L'infinito!
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